3^ domenica di quaresima
La violenza di Gesù ha una sacrosanta ragione: è in gioco il buon nome di Dio, la sua identità, la relazione autentica con lui.
I traffici che avvengono nel tempio deturpano il luogo designato all’incontro con Dio, fanno credere che anche Dio, in fondo, sia in vendita e che basti qualche ricca offerta per ammansirlo e tirarlo dalla propria parte. Una tentazione che non è solo di ieri, ma anche oggi… tremendamente attuale. Certo, anche i pastori non sono immuni da stanchezza e impazienza e certe reazioni sono da ricondurre al loro carattere e alla fatica. Ma talvolta la religione “fai da te” suona veramente offensiva per Dio e per coloro che credono sinceramente al suo amore. Non meravigliamoci se a volte anche il prete deve imitare lo sdegno di Gesù.
Col pretesto di “pagare” si ritiene di ridurre il prete ad uno stregone che compie i riti desiderati alle condizioni poste dal committente.
Col pretesto di “pagare” ci si illude di poter mettere le mani su Dio.
E quando si riceve un no, si ricorre a qualche collega compiacente che si presta ad un gioco sporco, quello di rinunciare al buon nome di Dio pur di acquisire a poco prezzo un certo consenso.
La collera di Gesù raggiunge oggi ognuno di noi, preti e fedeli, ed esige che rispettiamo Dio: per lui, per la sia identità, ma anche per il prossimo e per noi stessi.
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