Pasqua, pellegrinaggio verso la Vita
Inizia l'immensa migrazione degli uomini verso la vita, pellegrinaggio infinito che il Vangelo abbrevia nei gesti e nelle parole di Maria di Magdala, che esce di casa quando è ancora notte, quando è ancora buio nel cuore.
E vide che la pietra era sta¬ta tolta dal sepolcro. La pie¬tra, sigillo della morte defi¬nitiva, è smossa, il sepolcro spalancato, vuoto e ri¬splendente nel fresco del¬l'alba.
E fuori è primavera. Qualcosa si muove in Maria: timore, ansia, un fremito, un'urgenza che cambiano di colpo il ritmo del racconto.
Corse allora... Può correre ora perché sta nascendo il giorno, deve correre perché è il parto di un universo nuovo. Corre perché l'amore ha fretta, non sopporta indugi. Corre da Pietro e dall'altro discepolo, e le sue parole bruciano i tempi, anticipano la fede. Non dice: hanno portato via il corpo di Gesù, ma hanno portato via il Signore!
Senza volerlo già parla di Gesù come del Signore e come di un vivente.
«Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro». Corrono, e non è per fede, forse confusamente germi¬na un bisogno, un'antica speranza, un'illogica ansia rimasta accesa, l'amore da¬to e ricevuto.
Secondo un detto medievale, «i giusti camminano, i sapienti corrono, ma gli innamorati volano».
|