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IV Domenica di Quaresima
Figlio, tu sei sempre con me
Ai pubblicani e ai peccatori che si sono accostati a lui per ascoltarlo e agli scribi e ai farisei che mormorano, Gesù parla per dilatare i loro orizzonti: vuol far loro scoprire un volto di Dio che non conoscono ancora, è il vero volto di un Padre. Già sappiamo che quella che normalmente chiamiamo la parabola del figlio prodigo, in realtà ha il Padre come personaggio principale, un Padre sconcertante per la tenerezza, la gratuità, la sovrabbondanza di un amore che non è proporzionato a nulla. Questo Padre ha due figli: è singolare come in questa storia, i due figli abbiano un punto in comune, il loro modo di considerare il loro rapporto con il Padre. Essi si sono comportati in modo molto diverso, eppure alla fine, il loro modo di rapportarsi con il Padre è molto simile: il figlio più giovane ha offeso gravemente il Padre, il maggiore all'apparenza si è comportato bene. Ma entrambi hanno fatto dei calcoli. Il primo si è rivolto al Padre dicendogli: "Dammi l'eredità che mi spetta", Gli dà fastidio che il Padre sia ancora in vita…Alla fine pensa: "Tornerò da mio Padre e gli dirò: Non merito più di essere considerato tuo figlio". Il secondo non capisce come il Padre possa manifestare il suo amore per il figlio che si è comportato tanto male: non riesce a capire che cosa significhi l'amore paterno. E si rivolge al Padre che lo supplica (è intensissima questa figura del Padre che supplica il figlio!) rimproverandolo: "Tu a me non hai mai dato niente". Entrambi non sanno gustare l'amore incondizionato del Padre: il loro atteggiamento filiale è concepito in termini di calcolo di beni dovuti e non è una relazione d'amore che dona la vita. Il Padre è ben lontano dal fare calcoli: non vuol sentire parlare di meriti. E' la rivelazione più sconvolgente di Dio: Gesù è tutto nella sua relazione filiale con il Padre ed invita tutti gli uomini ad entrare in questa stessa relazione. Invita i "peccatori" che nella parabola sono identificati con il figlio minore a non vivere il rapporto con Dio in termini di "colpevolizzazione" e "i giusti", il figlio maggiore, in termini di "giustificazione": la grande novità del Vangelo di Gesù è che il rapporto con Dio è solo rapporto filiale, pienamente liberante. "Figlio, tu sei sempre con me": lasciarsi amare dal Padre significa cessare di colpevolizzarsi e di colpevolizzare gli altri, di giustificarsi e di giustificare gli altri e cominciare a vivere una esistenza di assunzione di piena responsabilità filiale, una esistenza pacificata, che passa dalla morte alla vita, libera da sospetti, gelosie, calcoli, pienamente fraterna.
2010-03-14 Don Pio
 
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